Текст песни Il cinico - Uochi Toki
Quando
si
parla
di
tumori,
in
un
dialogo
ad
esempio,
nasce
quasi
sempre
una
contesa
tra
gli
interlocutori:
"io
sono
più
salutista",
"io
li
prevengo
meglio",
"il
fumo
non
fa
male
quanto
lo
fa
la
tua
pessima
alimentazione".
Lo
ammetto:
molto
spesso
anche
io
vengo
tirato
dentro.
L'unica
cosa
di
cui
sono
scontento
è
la
pessima
qualità
della
conversazione
e
del
fatto
che
i
malati
stessi
stanno
chiusi
in
ospedale,
i
parenti
molto
spesso
si
fanno
spessi
e
non
ne
vogliono
parlare.
Le
riviste
specializzate
sono
contraddittorie:
pubblicitarie.
Se
invece
chiedo
ad
un
dottore,
mi
consiglia
di
mangiare
molta
frutta
fresca.
Mi
bastava
mi
diceste:
"non
si
può
ancora
sapere".
Sapete?
Io
accetto
il
fatto
di
morire
per
la
negligenza
della
scienza
o
di
un
dottore.
Conosco
quel
fenomeno
chiamato
incompletezza
che
genera
l'imperfezione.
Magari
sul
momento
qualcuno
avrà
da
dire,
si
potranno
risentire,
ma
la
cosa
a
me
non
interesserebbe
visto
che
la
realtà
è
questa:
non
si
torna
dalla
morte.
Posso
dirlo
senza
che
qualcuno
mi
sbatta
in
faccia
il
paradiso
delle
torte.
Posso
parlare
senza
dover
mettere
in
ordine
dei
pixel?
Commetto
un
crimine
se
dico
che
sto
bene
quando
vado
in
giro
con
gli
amici?
Che
non
ho
problemi
ad
impegnarmi
nel
risolvere
problemi
pur
sapendo
che
ne
spunteranno
nuovi?
Il
fatto
che
io
non
abiti
in
città
non
vuol
dire
che
sottointendo
che
la
mia
scelta
diventi
un
esempio,
una
necessità
per
gli
altri.
Per
farti
un
esempio,
sappi
che
io
ho
la
necessità
di
vedere
il
cielo
intero,
di
sentire
tutte
quante
le
direzioni
del
vento,
di
poter
aprire
la
porta
e
raggiungere
un
bosco
di
notte
quelle
poche
volte
in
cui
faccio
fatica
a
prender
sonno.
Ho
bisogno
di
vedere
i
flussi
di
acqua
corrente,
di
ricordarmi
che
sono
piccolo
così
anche
i
miei
problemi
sono
piccoli
e
risolvibili,
così
non
devo
lanciare
a
tutti
i
costi
lanciare
accuse
a
me
o
ad
altri,
perdere
tempi
con
le
colpe
o
i
meriti.
Posso
pensare
agli
alberi,
ma
non
per
alienarmi
come
gli
autistici
o
combattervi
come
i
pastori
di
alberi,
bensì
per
un
altro
motivo,
che
sia
il
residuo
della
mia
percentuale
di
vita
o
salvezza
sotto
i
ferri
di
un
medico
e
questa
ve
la
spiego:
se
ho
il
70%
di
probabilità
di
guarire
da
una
malattia
che,
tra
parantesi,
non
ho
ancora
contratto,
faccio
in
modo
che
il
restante
30%
venga
speso
facendo
passeggiate
nel
bosco
visto
che
da
morto
di
certo
non
avrò
possibilità.
È
una
questione
di
esperienze:
la
comprensione,
intendo.
Se
guardi
la
Via
Lattea
la
vedi
lontana,
ti
senti
all'esterno,
ma
è
solo
perché
le
distanze
tra
sistema
e
sistema
non
ti
consentono
la
percezione
del
dentro.
È
la
tua
galassia.
È
un
esempio
che
non
capisci
perché
abiti
in
mezzo
agli
edifici.
Il
cielo
di
notte
lo
vedi
arancione.
Non
dico
"trasferisciti",
ma
considera
i
limiti
della
tua
ricerca
di
aggregazione.
In
città
io
ci
vengo
spesso,
resto
poco
e
quando
torno
corro
perché
non
sopporto
il
rapporto
con
l'ambiente,
non
per
il
pollice
verde
o
la
coscienza
ecologica:
è
solo
che
sento
la
mancanza
di
animali
e
piante.
Mi
tocca
simularle
diventando
silenzioso,
argenteo
come
le
betulle
oppure
schivo
e
violento
come
un
tasso.
Frusto
il
mal
di
testa
come
i
rami
di
un
salice.
Come
un
istrice:
non
avvicinarti.
Non
lavarti
le
mani
quando
tocchi
la
terra,
l'erba,
piuttosto
quando
tocchi
la
maniglia
di
un
cesso
pubblico
profumato
di
limone
o
di
vaniglia.
Sei
legato
ad
un
quartiere
da
amici
o
da
famiglia
e
non
è
un
crimine
se
ne
cerchi
di
migliori,
dopotutto
il
compito
dei
rami
è:
allontanarsi
dalle
radici.
I
miei
profili
preferiti
mi
accompagnano:
le
colline.
Sono
tutte
cose
che
puoi
benissimo
capire.
Nel
frattempo
io
continuo.
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